Il “trio delle cicciottelle”: anche le atlete azzurre sono vittime degli stereotipi

Il “trio delle cicciottelle”: anche le atlete azzurre sono vittime degli stereotipi

Il titolo del Carlino, riguardo l’impresa olimpica della nazionale femminile di tiro con l’arco, indigna i lettori e il direttore della testata perde il suo posto. Un segnale positivo per generare un cambio di mentalità.

Trio-Cicciotelle
Il titolo comparso su Il Resto del Carlino

Le Olimpiadi di Rio stanno regalando molte soddisfazioni agli atleti e al pubblico italiano. Siamo secondi nel medagliere, dopo gli Usa, con un bottino di tutto rispetto: tre ori, tre argenti e due bronzi. Nonostante ciò, vi sono state amare delusioni come nel tiro con l’arco, sia in ambito maschile e femminile.

Sono proprio le atlete della nazionale olimpionica di questa disciplina ad essere protagoniste di qualcosa che ha poco a che fare con lo sport. Benché Claudia Mandia, Guendalina Sartori e Lucilla Boari si siano rese protagoniste di un’impresa sportiva di grande rilievo (nds la nazionale femminile di tiro con l’arco non arrivava in zona podio dal lontano 1988), ciò è passato totalmente in secondo piano a causa di un titolo infelice comparso due giorni fa su Il Resto del Carlino. L’articolista del quotidiano, infatti, in un pezzo riguardante le atlete ha titolato: “Il trio delle cicciottelle sfiora il miracolo olimpico”. Un titolo che trasuda maschilismo e minimizza la valenza sportiva di queste atlete.

Oggi sono giunte le scuse del direttore di QS, Giuseppe Tassi, che sulle pagine social si limita a dire: “Mi scuso se quel titolo ha urtato la sensibilità di alcuni nostri lettori, ma l’intento di partenza non era né derisorio né discriminante”. Parole che non suonano come vere e proprie scuse, a dire il vero. Come si può legittimamente pensare che tre sportive non vengano derise e/o discriminate se le si apostrofa con il termine cicciotelle? Come si può non pensare che abbiano questo tipo di forma fisica in virtù dello sport che praticano?

Non bisogna essere un esimio esperto di sport per capire che ogni disciplina necessita di un certo tipo di fisicità e modella il corpo affinché sia più adatto a praticarlo. Evidentemente, però, questa semplice constatazione non è appannaggio di molti che, ancora una volta, classificano le donne in base ad una superficiale categorizzazione di belle o brutte. Si perpetua, così facendo, una forma blanda di bullismo secondo cui le tre ragazze del tiro con l’arco saranno atlete di serie b perché non belle, femminili e fotogeniche come può esserlo, ad esempio, Federica Pellegrini.

Questa vicenda ci sottolinea, per l’ennesima volta, una triste realtà: le donne, in qualsiasi ambito lavorativo e non, devono affrontare e superare questo tipo di stereotipi di genere legati alla propria fisicità e bellezza. E in qualsiasi modo ci si comporti, si è soggetti a questi pregiudizi. Se una donna è bella e femminile, risulta quasi impensabile che abbia raggiunto un posto di prestigio o ottenuto importanti risultati senza sfruttare questa dote, se è mascolina e poco avvenente, allora, sicuramente sarà vittima delle proprie insicurezze e inadatta a relazionarsi. In campo sportivo, invece, abbiamo appena appreso che le “cicciottelle” sono atlete sì capaci, ma solo per gli addetti ai lavori.

Questo titolo è costato il posto al direttore Tassi e questa presa di posizione da parte della dirigenza QS è un segnale che fa sperare bene. Se ci si inizia ad indignare, a stigmatizzare questo tipo di esternazioni o commenti beceri, inizia una rivoluzione pacifica e silenziosa che, nel tempo, può portare a risultati positivi come un cambio di mentalità rispetto a questi coriacei stereotipi.

Combattere gli stereotipi genere è di importanza vitale perché, come ha affermato in una recente intervista il presidente Obama: “non bastano le leggi per cambiare la società, ma è necessario cambiare il modo maschile di vedere le donne […] perché quando le donne acquistano la loro libertà, tutti siamo più liberi. Quando le donne acquistano le loro uguaglianza siamo tutti gli uguali”.

ndr Pubblicato su Total Free Magazine

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