Collisione tra due treni della linea delle Ferrovie Nord Barese: una tragedia annunciata?

Collisione tra due treni della linea delle Ferrovie Nord Barese: una tragedia annunciata?

Puglia
Foto del tragico evento

Ciò che è successo ieri in Puglia colpisce per la drammatica quotidianità in cui si è consumata la tragedia. Un treno regionale di quel tipo è una seconda casa per molti pendolari che, per i motivi più disparati, si trovano a macinare ogni giorno svariati chilometri. In una qualunque calda giornata d’estate, nel mezzo della campagna pugliese, due treni si sono scontrati frontalmente mentre i passeggieri, seduti sui due convogli, affrontavano la propria routine.

Come spesso succede in questi casi, è iniziata la ricerca al colpevole che distrae, però, da un quadro generale molto più ampio. Viaggiare sui treni regionali, specialmente al Sud, è un’avventura per pochi coraggiosi. Quando si mette piede su questi treni a breve percorrenza sembra di essere in un paese diverso rispetto a quello in cui i Frecciarossa ti portano, in meno di 3 ore, a Milano, partendo da Roma. Tratte di pochi chilometri diventano delle lunghissime vie crucis: fermi, per ore, in mezzo al nulla ad aspettare che il treno riparta o che qualcuno si degni di dare una spiegazione, quantomeno plausibile, a tale disagio. Essere pendolari significa, inoltre, dover viaggiare in piedi, pressati come sardine, in vagoni dove l’aria condizionata sembra ancora qualcosa di troppo tecnologico per poter essere installata o per poter funzionare correttamente. Chiunque utilizzi spesso questi treni sa riconoscerne l’odore: un misto di sudore, piedi, urina che ti costringe a fare il viaggio in apnea.

Mai, come in queste occasioni, l’Italia è unita. I treni regionali fanno schifo, in maniera trasversale, in tutta la penisola. Al Sud, però, viaggiare è più difficile non solo per la scarsa qualità dei mezzi, ma anche per il pessimo servizio. Treni cancellati senza che vi siano servizi sostitutivi adeguati; poche corse, molto frequentemente in ritardo, nonostante un ampio bacino d’utenza; tratti mal collegati che costringono a numerosi cambi.

E’ proprio per questo che la tragedia in Puglia era annunciata da moltissimo tempo. Non solo perché ci si affidava a metodi di sicurezza obsoleti, non solo perché la presenza di un binario unico aumentava esponenzialmente i rischi di collisione ogni qual volta che è un treno si apprestava a partire, ma soprattutto perché le condizioni di questo tipo di collegamenti sono pietose da anni, nonostante un’altra Italia si muova alla velocità dei 300 km/h grazie all’alta velocità. Ci si meraviglia, quindi, dello stupore da parte delle autorità che non si capacitano dei motivi di questo disastro e si affannano, senza troppa convinzione, a cercare fantomatici colpevoli.

I colpevoli sono coloro che hanno lasciato languire il Sud e che permettono che muoia lentamente; sono gli amministratori locali e regionali che non hanno saputo amministrare con oculatezza gli esigui fondi che venivano “gentilmente” concessi, e sono gli amministratori delegati, i direttori responsabili etc, scelti più per amicizie politiche che per reale competenza, che per decenni hanno perseguito un solo unico obiettivo: rimpinguare il proprio conto bancario con stipendi faraonici.

Da pugliese, il dolore che provo è immenso soprattutto perché sono guidata dalla consapevolezza che, dopo un primo periodo di attenzione mediatica e politica, nulla cambierà. Si ritornerà a viaggiare su questi improbabili treni, sperando di essere più fortunati di quei 27 morti e 50 feriti.

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