Il lontano paese di Eroma

Il lontano paese di Eroma

Questo post esula da quelli soliti del mio blog: non è un articolo o una recensione, ma una favola, molto breve. Ho partecipato ad un concorso letterario (ndr non ho vinto assolutamente nulla, anzi sono abbastanza sicura che sia finita cestinata) e uno dei requisiti che doveva avere il componimento era il non superare le quattro pagine. Ho pensato a lungo a cosa a scrivere poi, molto naturalmente, ho deciso di scrivere una favola, più o meno allegorica, su cosa significasse per me l’amore. L’ho scritta durante le battute finali del ddl Cirinnà, quindi ho cercato di esprimere quanto fossero insensate alcune esternazioni del tipo: “non può esistere unione tra persone dello stesso sesso” o “l’amore vero è solo quello che si conclude con la riproduzione” etc.
L’ho tenuta nascosta per molti mesi, facendola leggere solo alla mia famiglia, ma credo sia venuto il momento di pubblicarla perché è qualcosa che mi piace rileggere e spero possa essere lo stesso per chi vorrà decidere di leggere questo post.
Vi auguro buona lettura (spero)!

Il lontano paese di Eroma

C’era una volta, in un posto molto lontano da qui, un paese dal nome Eroma.

A prima vista sembrerebbe un paesino come gli altri: pieno di case, uffici, negozi, gente che cammina in strada, bambini nelle scuole… sembrerebbe tutto in ordine, dicevamo. A ben guardare, però, qualcosa di strano c’è: nessuno sorride, non ci sono coppie che si tengono per mano, men che meno qualcuna che su una panchina si bacia appassionatamente. Qualcuno di voi lettori potrà obiettare che magari è una giornata triste per questo paese, che qualcosa di tremendo è avvenuto da poco o che semplicemente gli abitanti siano poco affettuosi.

Il sole splende tiepido su Eroma e la gente sembra non curarsi di nessuno: ognuno procede con lo sguardo basso, stando ben attento a non incrociare quello di altri, verso la destinazione che si è prefissato. Una calma piatta, quanto soffocante, sembra avvolgere questo paese.

Un bambino corre verso la mamma, uscendo da scuola, cercando di abbracciarla.

<<Mamma, mamma!>>

<<D., no… quante volte ti ho detto che non si fa. Non si abbraccia la mamma. Sei un cattivo bambino!>>

<<Scusa mamma!>>

Ma come? Un bambino che vuole abbracciare la mamma viene rimproverato? C’è decisamente qualcosa che non va qui ad Eroma. Qualcuno potrebbe dire che manchi l’amore…

Sembra, infatti, che in questo paese molto lontano, un giorno, al sindaco venne l’idea di rendere illegale l’amore. Tronfio per la geniale pensata, annunciò alla popolazione che l’amore non era assolutamente indispensabile per il vivere quotidiano. Troppi erano i problemi che derivano dall’amare: troppe le conseguenze che le persone del paese subivano per aver amato troppo o troppo poco. Il signor F., il sindaco, durante una seduta plenaria del consiglio comunale, disse: << Troppo spesso si sopravvaluta l’amore… alcuni, dei pazzi sognatori poco pragmatici, affermano, senza il rischio di sentirsi ridicoli, che l’amore è il motore di tutto! Panzane belle e buone, signori miei… se non amassimo, impiegheremmo il nostro tempo ad essere più produttivi, rendendo la nostra città più ricca e prosperosa. Se non amassimo, nessuno soffrirebbe quando un partner ci lascia, un familiare ci abbandona o muore: saremmo molto più concentrati sulla nostra vita senza inutili distrazioni. Se non amassimo, miei cari concittadini, ci sarebbero molti più figli: nessuno si arrovellerebbe più il cervello su come crescerli per farli sentire amati… e, concittadini miei, Eroma ha bisogno di crescere! Sono oltre vent’anni che non nascono bambini in questo paese. Tutti questi ragazzotti che si riempiono la bocca con vari ti amo, alla fine, mettono al mondo pochi figli crescendoli come dei perfetti smidollati. Ritengo che questa condizione non sia oltremodo sostenibile!>>.

Il signor F., allora, s’interruppe, gonfiò d’aria i polmoni del suo ampio torace, e schiarendosi la voce, continuò dicendo: << E’ necessario che l’amore venga bandito, reso fuori legge. Questo paese ha bisogno di essere produttivo, saldo sui propri binari. Abbiamo bisogno di giovani temprati e concreti… molti più giovani di quanti ce ne siano ora. L’amore, senza riproduzione, è inutile. Esso verrà, quindi, vietato in tutte le forme finora esistenti e sopravvivrà solo l’atto riproduttivo, nei modi che verranno prescritti dalla legge>>

L’aula cadde in un silenzio tombale. Nessuno osava dir nulla. Una timida mano si alzò dal fondo dell’aula, chiedendo parola.

<< Mi scusi, signor sindaco, ma molti di noi sono sposati, fidanzati e – cercando di modulare la voce nella maniera più flebile possibile – si amano. Cosa ne sarà di noi?>>

<< Concittadino, lei ha un lavoro, dei figli e una moglie?>>

<< Si. Signor F.!>>

<< Bene, concittadino, presto saprà delle sue sorti, ma si ricordi che io, in quanto sindaco, ho disposto che tutto accada e venga organizzato con massima precisione. All’inizio, imparare a non amare sarà difficile… ma sappiate che il signor F. agisce così perché vuole che la città sia ricca e prosperosa>>.

I cittadini abbandonarono perplessi l’aula. Molti pensarono che si trattasse di uno scherzo, di un’originale boutade per pungolare la popolazione di Eroma a non perdersi più in inutili ciance. Alcuni si chiedevano, qualora fosse vero, come sarebbe stato vivere senza amore.

La risposta giunse qualche giorno dopo. Il Signor F. pubblicò un libricino: “Le regole del non amore”. Venne pubblicizzato incessantemente, per giorni, su radio, tv e giornali.

Erano le nuove regole di convivenza di Eroma.

Tutte le forme di amore, siano esse omo o eterosessuali, sono bandite. Gli omossessuali, pertanto, dovranno abbandonare la città: non possono essere impiegati per fini riproduttivi quindi sono inutili per il ciclo vitale della città. Le donne e gli uomini eterosessuali verranno divisi in due quartieri: le prime verranno lasciate con i figli che educheranno secondo i nuovi rigidi precetti. In caso questi non siano rispettati, saranno allontanate dai figli e messe in carcere. Le donne si occuperanno solo dell’educazione dei figli e saranno sollevate da qualsiasi altra posizione lavorativa. Gli uomini, invece, non avranno più modo di vedere le proprie compagne se non in occasione d’incontri trimestrali in cui potranno consumare rapporti sessuali solo con fine riproduttivo. Mai e poi mai potranno vedere la propria prole. Le persone nubili o celebi, prima della legge, avranno diritto ad un partner che verrà scelto, da un apposito consiglio, secondo i principi dell’eugenetica e in base all’età anagrafica. Ogni contatto visivo o tattile è vietato. Gli uomini e le donne non devono avere alcun contatto, se non negli incontri prima citati. Chiunque trasgredisca queste regole, verrà severamente punito!

Passarono circa vent’anni dall’emanazione dell’editto del non amore e la vita di Eroma procedeva lentamente e mestamente. La città, secondo le previsioni del Signor F. era diventata la più ricca della regione. Le nascite erano triplicate e i bambini rispondevano ai migliori standard fisici. Il sindaco, trincerato nel suo palazzo, controllava con il pugno di ferro la situazione e felice si beava degli efficaci, a suo dire, risultati della sua politica. L’occhio lungo delle sue telecamere e dei suoi gendarmi, però, non poteva arrivare ovunque, o almeno non poteva arrivare in quel piccolo bosco fuori dal paese. Dietro un’immensa quercia, c’erano due ragazzi che si baciavano… appassionatamente, così come non si vedeva, da tempo, nel paese. Ma l’amore, gesti e contatti non erano stati banditi?

L.e V. s’erano incontrati durante gli incontri trimestrali, pur essendo stati assegnati ad altri partner. I loro sguardi s’erano incrociati mentre erano in fila e quella sensazione che, sin da piccoli, era stata loro negata, ora riaffiorava più viva che mai. Dopo sguardi, bigliettini scambiati, erano riusciti finalmente ad incontrarsi e, come se fosse la cosa più naturale del mondo, avevano iniziato a baciarsi.

Si erano ubriacati di quella sensazione che mai avevano provato prima. Erano stati educati che l’amore era qualcosa da cui rifuggire, che li avrebbe distratti dalla loro vita, ma non si erano mai sentiti così felici e vivi. Perché – si domandavano – il signor F. diceva che era così sbagliato?

Chi vi racconta questa triste storia riesce a dirvi che quello che provavano i due giovinetti era amore perché ha vissuto lontano dal Signor F. e dalla sua triste città, ma i poveri L. e V. non erano sicuri quanto me. Sapevano solo che non si poteva amare, ma non sapevano cosa fosse, né in cosa si concretizzasse l’amore. Avevano immaginato che si trattasse del sentimento proibito perché ciò che avevano iniziato a provare l’uno per l’altra era totalmente diverso da quanto avessero mai vissuto prima. Vendendosi, baciandosi, sfiorandosi, non provavano più quel senso di costrizione e disgusto che, invece, caratterizzava, da quando erano stati ritenuti fisicamente idonei, gli obbligati incontri trimestrali. Sentivano di stare bene, ma non sapevano perché e come mai ciò accadesse. Avvertivano il bisogno di cercarsi, di stare l’uno accanto all’altra, ma erano sbigottiti ogni volta che avveniva. Il signor F. non era riuscito a distruggere l’amore, ma aveva reso ignaro il suo paese. Chi, prima della legge, aveva vissuto l’amore vero, ora lo percepiva come un lontano ricordo che riaffiorava solo in sogni nebulosi e confusi; chi, invece, era nato dopo, aveva sempre creduto che quella fosse la normalità e che non vi fosse altro modo di vivere. Il signor F. aveva acquietato le coscienze, cancellato ogni legittimo dubbio, dicendo che era l’amore a seminare in loro confusione e che, se avessero dato retta al proprio istinto, si sarebbero ritrovati, quanto prima, in carcere in preda alla propria follia. L. e V. procedevano a tentoni in questo nuovo mondo, come dei ciechi in un posto che non conoscono. Si facevano stupire dalle loro nuove sensazioni e, timidamente, avevano cominciato a dare, a tutto questo, il nome di amore… doveva essere per forza così!

La mamma di L., stando ben attenta a non farsi ascoltare dalle sentinelle, aveva raccontato che prima della legge, quando era con il proprio marito, si sentiva felice, entusiasta, grata per aver incontrato una persona del genere. Non ricordava altro, ma sapeva che quello era ciò che lei, un tempo, chiamava amore.

La ragazza, dopo aver visto V., ripensava a quanto narrato dalla madre e, con il tempo, iniziava a prendere consapevolezza che ciò che la legava al ragazzo era amore.

Durante l’ennesimo incontro clandestino (cari lettori, purtroppo non c’è dato sapere come sfuggissero ai rigidi controlli) L. guardando V., disse:

<< Sai, penso che ciò che sentiamo l’uno per l’altro è ciò che ci è sempre stato insegnato ad odiare!>>

<< Amore?>>

<< Ti ricordi di quando ti raccontavo delle cose che mi diceva, di nascosto, la mamma? Io credo che sia la stessa cosa!>>

<< Ma come fai a dirlo? Noi non sappiamo neanche cosa sia!>>

<< Mamma mi diceva che l’amore è irrazionale e incosciente… noi siamo esattamente così!>>

V., pensoso, la guardò e poi, fissando il cielo, sospirò e scappò via, impaurito. Era qualcosa di proibito e, benché avesse un’importanza così cruciale per gli abitanti del paese, era anche qualcosa di evanescente. Si aveva timore anche solo a pensarci: come se il Signor F. potesse controllare i pensieri. Anche se inculcando in loro questo senso del proibito, sembrava ci fosse riuscito.

Il ragazzo, se pur atterrito, si sentiva bene come mai gli era successo in vita sua. Pensò, mentre si rigirava nel suo letto, che nonostante tutto non poteva essere così male… Valeva forse la pena tentare? Rischiare? Giravano storie su chi aveva osato trasgredire le regole: erano stati torturati selvaggiamente, ma i pochi sopravvissuti – si dice – che raccontassero che ne fosse valsa la pena.

Agitato e scosso, V. arrivò al suo incontrò trimestrale. Si mise in fila aspettando pazientemente il proprio turno. E mentre era seduto sulla sedia, la vide: L.. Si alzò, la guardò per un fugace momento negli occhi e poi corse verso di lei e la baciò. Lì, davanti alle sentinelle, alle telecamere, a tutti gli altri abitanti di Eroma.

Gli allarmi iniziarono a suonare, le sentinelle incredule si avvicinarono verso L. e V. cercando di separarli, ma non ci riuscirono. Stretti l’uno all’altra, non smettevano di baciarsi.

Figurarsi, miei cari lettori, come un gesto, così semplice per noi, così rivoluzionario per loro, cosa poté innescare. Era come se fosse stata accesa la miccia di una bomba. Tutti i presenti nella sala iniziarono a correre verso coloro i quali avevano guardato e amato – anche se non lo sapevano – segretamente per anni. Tutti si guardavano negli occhi, si sfioravano e poi si baciavano, assaporando il gusto del proibito. I gendarmi non sapevano più come contenere la situazione e, impauriti, fuggivano. La voce si sparse ben presto nel paese e quel gesto di due ragazzi poco più che adolescenti diede la forza, a chi s’era nascosto per anni, di uscire allo scoperto.

Nella piazza del paese si celebrava l’amore declinato in tutte le sue meravigliose sfaccettature.

Vi starete chiedendo se il Signor F. apprese o meno questa notizia. Due lacchè accorsero nel suo ufficio mostrandogli filmati e foto. Il sindaco, sgomento, assisteva a quelle immagini, impietrito sulla sua sedia. Le guardava pensando che il mondo che aveva così faticosamente costruito s’era frantumato in mille pezzi e non aveva alcun potere di reazione. Quando si affacciò nella piazza e vide che tutti si stavano baciando, fu colto da un infarto che lo fece accasciare a terra esanime.

L’amore aveva sconfitto il perfido Signor F.!

Da quel giorno, nel paese di Eroma, si amava serenamente e alla luce del sole.

No, miei cari lettori, non vissero tutti felici e contenti per tanti anni… anzi ci furono più drammi, sofferenze, lacrime, liti, ma in fondo, senza temere che anche voi mi deridiate così come avrebbe fatto il Signor F., che vita è senza amore? Gli abitanti del paese molto lontano conoscono bene la risposta.

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