Referendum costituzionale: cosa prevede il ddl Boschi

Referendum costituzionale: cosa prevede il ddl Boschi

Ad Ottobre, i cittadini saranno chiamati alle urne per esprimersi sul quesito referendario, ma quali sono le modifiche apportate alla Costituzione dal Ministro Boschi?

Ministro Boschi
Il ministro Boschi durante il talk show In mezz’ora

Il 2 Maggio è partita la campagna referendaria del Presidente del consiglio, Matteo Renzi. Nonostante manchino cinque mesi alla consultazione, i toni si sono fatti già molto accesi all’interno dell’arena politica. E’ di pochi giorni fa, infatti, la polemica scoppiata a seguito delle dichiarazioni della Ministra Boschi, durante il programma In mezz’ora, che ha dichiarato che i veri partigiani voteranno sì a questa riforma costituzionale.

Il fronte del sì e quello del no sono duramente contrapposti e, viste le premesse, tale situazione si inasprirà ulteriormente nei prossimi mesi. Renzi e la Boschi hanno più volte sottolineato la vitale importanza di questo referendum poiché da esso dipende la tenuta del governo.

Questa è una delle proposte di riforma costituzionale più importanti della storia repubblicana poiché inciderà sostanzialmente sull’assetto costituzionale del nostro paese. Essa prevede il superamento del bicameralismo paritario in cui entrambe le camere possiedono gli stessi poteri. Con la riforma, invece, la camera dei deputati diventa l’unico organo eletto dai cittadini a suffragio universale diretto e l’unica assemblea che dovrà approvare le leggi ordinarie e di bilancio e accordare la fiducia al governo. Il Senato, invece, diventa un organo rappresentativo delle regioni ed eserciterà funzioni di raccordo tra stato, regioni e comuni. I membri verranno ridotti a 100, non eletti direttamente ma scelti all’interno dei consigli regionali che nomineranno, con metodo proporzionale, 21 sindaci e 74 consiglieri regionali. Le funzioni della camera alta saranno, quindi, depotenziate in quanto essa non avrà più funzione legislativa, se non per le leggi costituzionali e di revisione costituzionale. Potrà esprimere pareri su disegni di legge ordinari approvati dalla camera che potrà decidere se recepirli o meno. Il Senato è escluso dalla compartecipazione all’indirizzo politico e dalla relazione fiduciaria con il governo: solo la camera dei deputati può accordare o revocare la fiducia all’esecutivo.

Attraverso questo svuotamento di poteri, si vira verso una sorta di premierato in cui l’esecutivo ha molto più arbitrio grazie ad un parlamento in cui il proprio partito, con l’aiuto dei premi di maggioranza dell’Italicum, ha disposizione un’ampia maggioranza.

Altre modifiche apportate da questa revisione sono da ricercare nell’elezione del Presidente della Repubblica. Le camere, in seduta comune, potranno eleggere il nuovo presidente, nei primi quattro scrutini, con i due terzi dei componenti; da qui in poi basteranno i tre quinti.

Verranno soppressi, inoltre, il CNEL e le province e ci saranno importanti variazioni riguardo il Titolo V. In riferimento a quest’ultimo aspetto, saranno ampliate le competenze dello Stato in materie quali, ad esempio, ambiente, trasporti e navigazione, sicurezza sul lavoro, ordinamento delle professioni etc.

L’ultimo punto oggetto del referendum riguarda il quorum che rende valido il risultato di un referendum abrogativo: se vengono raccolte 500 mila firme, serve il classico quorum del 50 per cento più uno degli aventi diritto al voto; con 800 mila firme, invece, la soglia è la metà più uno delle ultime politiche. Per proporre, altresì, una legge d’iniziativa popolare non saranno più sufficienti 50 mila firme, ma ne serviranno 150 mila.

I punti all’ordine del referendum costituzionale di Ottobre sono di materia complessa poiché muteranno profondamente il nostro ordinamento e sarà interessante vedere quali conseguenze avrà sul lungo periodo. Prima tra tutte, le possibili dimissioni del

Presidente del consiglio: questa sarà l’ennesima provocazione di Renzi o la prova della sua serietà e coerenza politica?

ndr pubblicato su Total Free Magazine

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