Referendum 17 aprile: il PD trionfa per l’astensionismo nel peggiore dei modi.

Referendum 17 aprile: il PD trionfa per l’astensionismo nel peggiore dei modi.

Nicodemo e Carbone sbeffeggiano l’elettorato e il fronte del si a colpi di pessimi e provocatori tweet.

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Tweet di Ernesto Carbone

Il weekend appena trascorso è da annoverare tra quelli più tristi della storia referendaria dello stato italiano. Il referendum abrogativo, volgarmente detto sulle “trivelle”, ha richiamato alle urne uno striminzito 30 per cento degli elettori italiani. Nonostante fosse un quesito cruciale per la salute ambientale del nostro paese, il risultato ottenuto ha dimostrato come tale tematica abbia interessato in maniera del tutto residuale gli italiani.

Vuoi per un mancato approfondimento giornalistico sulle modalità e sull’oggetto del quesito referendario, vuoi per la propaganda all’astensione da parte, anche, di rappresentati delle istituzioni, il raggiungimento del mancato quorum è un dato di particolare rilevanza. Il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, ha sottolineato come questo dato sia la vittoria della gente consapevole e informata contro la becera demagogia fatta a colpi di tweet e post su Facebook. Il riferimento a Michele Emiliano, presidente della regione Puglia e strenuo sostenitore del fronte del si, appare quanto mai evidente agli occhi di chi ha seguito la querelle tra i due, durante la campagna referendaria.

Sono i fatti, o meglio i cinguettii, delle ultime quarantotto ore a smentire il presidente del consiglio. Primo illuminante esempio è Francesco Nicodemo, responsabile della comunicazione di Matteo Renzi. Si presume che sappia usare i social media in maniera quanto meno consapevole e, invece, s’è comportato come l’ultimo dei cyber bulli (è più una macchietta o un’imitazione slavata di quest’ultimi, a dire il vero). Evidentemente ossessionato da Michele Emiliano, continua a mandargli tweet e con aria da gradasso, lo schernisce per non aver raggiunto il quorum e soprattutto per essersi messo contro il segretario del proprio partito.

L’altro nome all’ordine del giorno è, invece, Ernesto Carbone, ormai soprannominato Mr Ciaone. Membro della segreteria nazionale del PD, sbeffeggia, in barba al politically correct, chi ha promosso e votato a favore del si.

L’hastag ciaone, lo sberleffo a chi ha osato peccare di “ubris” nei confronti di Matteo Renzi, restituiscono un quadro davvero desolante, almeno a livello comunicativo, dell’intellighenzia del Partito Democratico. È un “quelli che votano a sinistra sono tutti coglioni” di berlusconiana memoria elevato all’ennesima potenza, con l’aggravante, in questo caso, che si usano quei toni che sono consoni solo alla fine di una partita di calcetto “single vs ammogliati”.

Capisco che certe volte possa essere obsoleto ricordare di usare un linguaggio istituzionale, ma in alcuni casi non è solo consono, è fondamentale. Queste persone non si esprimono in qualità di privati cittadini, ma in virtù della carica che ricoprono. Ragion per cui, Nicodemo dovrebbe ricordare che il referendum abrogativo non è stato richiesto dalle regioni affinché s’indebolisse la figura politica di Renzi e che, quindi, chi se ne è fatto maggiormente promotore non si è macchiato di grave onta al gran sovrano, procurandosi l’ira funesta degli elettori. Carbone che ama i tweet ironici, dovrebbe far mente locale sul fatto che, in quanto deputato, rappresenta anche quei 16.288.000 cittadini di cui si burla in maniera abbastanza ridicola.

Viene il legittimo dubbio che questi esperti di comunicazione e/o politica, siano andati a scuola da Cetto La Qualunque che, ben tratteggiato da Antonio Albanese, diceva: “Tu mi voti, ti trovo un lavoro e ti sistemo, tu non mi voti ‘ntò culo a te e a tutta a famigghia!”

ndr pubblicato su Total Free Magazine

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