Presepe a scuola: si o no?

Presepe a scuola: si o no?

Il caso di Rozzano ha spaccato in due l’opinione pubblica. Il Natale rimane un momento di condivisione?

Scuola Rozzano
L’entrata della scuola primaria di Rozzano (MI)

In fondo, c’era da aspettarselo. In questi tempi dove ogni piccolo evento scatena ire funeste di presunti difensori della cultura italiana e/o di censori del pensiero libero e multiculturale, non potevano non creare infinite polemiche le parole del povero preside di Rozzano o quelle del Vescovo di Padova.

Suppongo che il casus belli sia ampiamente noto, ma è opportuno ripeterlo. Dopo la strage del 13 novembre, il preside di una scuola primaria di Rozzano (comune in provincia di Milano) ha deciso di rimuovere il crocefisso dalle aule e di rinviare (a data da destinarsi) il concerto di Natale organizzato dalla scuola. L’intento era quello di promuovere la cultura della laicità cercando, anche, di smorzare tensioni che potrebbero incorrere tra famiglie di religioni diverse. Qualche giorno dopo il vescovo di Padova ha appoggiato questa iniziativa motivando la sua scelta con queste parole: “Non sono contro la presenza della religione nello spazio pubblico, né tantomeno contro le tradizioni religiose, ma né le religioni né le tradizioni religiose possono essere strumenti di separazioni, conflittualità, divisioni […] fare un passo indietro non significa creare il vuoto o assecondare intransigenze laiciste, ma trovare nelle tradizioni, che ci appartengono e alimentano la nostra fede, germi di dialogo.”

Ovviamente sono piovute critiche a destra e manca e Matteo Salvini, anche questa volta, non s’è lasciato sfuggire la sua occasione di essere un qualunquista arruffa popoli. Purtroppo non è stato l’unico: Mariastella Gelmini s’è messa ad intonare Tu scendi dalle stelle, Ignazio La Russa ha presidiato la scuola di Rozzano, con le bandiere di Fratelli d’Italia, manco fosse Fort Knox.

Io credo che il preside e il vescovo siano stati inutilmente demonizzati. Promuovere l’idea di multiculturalità nelle scuole, in fondo, dovrebbe essere qualcosa da dare, addirittura, per scontato. Non si può far finta di non vedere quanto le classi in una qualsiasi scuola d’Italia, soprattutto nei grandi centri, siano un crogiuolo di razze, etnie e religiosi diversi. Tutti sono italiani (perché nel 90% dei casi questi bambini sono nati in Italia) anche se in modo diverso. Ignorare che adesso, anche questo, faccia parte della cultura italiana, vuol dire, solo, incitare al razzismo e non promuovere l’integrazione.

Decidere di non fare il presepe a scuola o togliere il crocefisso dalle aule o dagli uffici non significa impedire di festeggiare il Natale o eliminare le tradizioni cristiane italiane. Semplicemente, mostra del buon senso. La scuola è un pubblico ufficio e, come tale, deve essere laica poiché è frequentata da persone con credo religiosi differenti. Qui non si tratta solo di una disputa tra cristiani e musulmani, ma anche tra cristiani ed ebrei, cristiani e buddisti, cristiani e taoisti etc . Perché in una classe mista, come ce ne sono tante in Italia, solo i bambini cristiani devono avere la possibilità di festeggiare le proprie ricorrenze? Le festività degli altri bambini sono meno importanti? Non venitemi, però, a rispondere a queste domande con il tedioso ritornello “Eh, ma se io vado al loro paese, mica me lo fanno fare il presepe!”. Risposta più stupida di questa non può esistere. Si potrebbe controbattere con ciò che ci dicevano i nostri genitori, da bambini: “Se lui si butta nel pozzo, che fai? Ti butti anche tu?” E il principio è esattamente lo stesso: loro sbagliano, non vedo perché dovremmo farlo anche noi. Siamo un paese europeo del XXI secolo e, come tale, dobbiamo comportarci. Ciò significa anche spingere verso una cultura laica e dell’integrazione nelle scuole.

Senza scendere in annose dispute, credo si possa trovare una semplice soluzione a questo problema, seguendo le parole del vescovo di Padova. Le tradizioni religiose devono essere un momento di condivisione. E allora, ben venga il presepe e la recita di Natale a scuola, purché il bambino musulmano abbia modo di festeggiare o, per lo meno spiegare, ai suoi compagni come festeggia il Maoled; il bambino ebreo, la sua Hannukah; il bambino cinese il suo Capodanno etc. Essere italiani, ora, è anche questo e nascondere la testa nella sabbia ripetendo “L’Italia è cristiana!” non solo è anacronistico, ma anche da ignoranti.

per maggiori info sulla vicenda, cliccare qui e qui

ndr pubblicato su Total Free Magazine

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