Post 13 Novembre: l’informazione italiana mostra tutti i suoi difetti

Post 13 Novembre: l’informazione italiana mostra tutti i suoi difetti

Informazione
Un’immagine rappresentativa

Il 13 Novembre è una data che non dimenticheremo molto presto. Ha segnato in maniera irreversibile la storia contemporanea, nello specifico, quella europea. La strage di Parigi ha sparigliato le carte e, per lungo tempo, si sentiranno gli effetti di questo evento.

Volendo guardare ad un contesto nazionale, ciò che accaduto a Parigi ci ha consentito di comprendere, ancor meglio, in che stato versi la salute dell’informazione italiana. Qualora vi fossero ancora dubbi, in Italia, il mondo dell’informazione è messo piuttosto male.

Partiamo da un semplice dato di fatto: l’unica cosa facile da spiegare rispetto alla strage di Parigi è, purtroppo, la cifra delle vittime e/o dei feriti. Ciò che ha innescato questo evento e i possibili scenari futuri che ne seguiranno, è invece qualcosa di altamente complicato, volendo usare un eufemismo. E’ compito dell’informazione, però, semplificare per dovere di divulgazione. Essere informati non deve essere appannaggio di un’esigua élite, anzi, deve essere qualcosa di comune alla maggioranza dei cittadini. Peccato, però, che in questo paese, ancora una volta, si ceda alla faciloneria e alla superficialità.

In questi giorni, sono circolate, infatti, tonnellate di notizie fasulle di stampo sensazionalistico. Stamattina, ad esempio, sono incappata in una di queste notizie. Una nota testata giornalistica, aggiornando sulla situazione francese in Siria, mostra le immagini di alcune bombe che sarebbero state lanciate dall’aviazione francese su obiettivi sensibili a Raqqa. Le bombe raffigurate nella foto riportavano ciascuna una scritta: “From Paris with love”. Questo particolare mi ha colpito: mi sembrava troppo cinematografico per essere anche solo verosimile. Spulciando, in internet, scopro che è un fotomontaggio di una pagina Facebook satirica americana. Ma il codice deontologico giornalistico non prevede di verificare l’attendibilità delle proprie fonti? A quanto pare no… se è necessario per far notizia o audience, allora vale tutto.

I talkshow che hanno infarcito il palinsesto tv, in questi giorni, non sono stati da meno. Chiunque, senza alcuna conoscenza di base necessaria per poter parlare di un argomento così delicato, ha potuto dire la sua. Si è assistito e si assiste tutt’ora ad inutili querelle in cui la verità dei fatti o il dovere di informazione sono davvero gli ultimi criteri da tenere presenti prima di aprire bocca. Poco interessa se queste parole sono intrise di odio, razzismo e se alimentano, ancora di più, sentimenti xenofobi, di terrore e di rabbia verso il prossimo che abbia la sola colpa di avere una pelle più ambrata o di credere in Allah piuttosto che in Dio.

E allora di cosa ci stupiamo se i leoni da tastiera condividono immagini, frasi e notizie, totalmente inesatte, commentandole con ignorante livore e sprezzo? Perché ci stupiamo se i morti di Parigi hanno più valore di quelli siriani, iracheni etc? Cosa c’è di tanto strano se c’è gente che pensa che i profughi, che fuggono dai paesi in guerra, siano dei pericolosi terroristi?

Se l’informazione viene fatta nella maniera in cui è stata fatta in questi giorni, non c’è proprio nulla per cui restar basiti. E’ vero, anche, che molti dei politologi, sociologi e teologi, laureatesi alla libera università di Facebook, molto spesso, non si prendono il disturbo di informarsi: preferiscono, piuttosto, un patchwork sommario di frasi sentite qua e là. Però, anche chi volesse approfondire e capire meglio, non avrebbe sicuramente vita facile, seguendo i telegiornali e i talk show italici.

La strage di Parigi ha confermato come, in Italia, la vitale importanza che l’informazione dovrebbe ricoprire, nella vita democratica di un paese, sia totalmente marginale poiché soffocata dalla demagogia e dalla mancanza di etica professionale. Mi chiedo solo se questo paese sia un malato terminale o se, con cure mirate, possa guarire.

ndr pubblicato su Total Free Magazine

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