Campidoglio, Ignazio Marino rassegna le proprie dimissioni

Campidoglio, Ignazio Marino rassegna le proprie dimissioni

Si conclude, dopo giorni di accese polemiche, il mandato da sindaco dell’ex chirurgo

L'ex sindaco di Roma Ignazio Marino
L’ex sindaco di Roma Ignazio Marino

Oggi, 12 Ottobre 2015, il sindaco di Roma, Ignazio Marino, ha rassegnato le sue dimissioni. Dopo soli ventotto mesi cala il sipario sull’amministrazione Marino.

E’ stato uno dei sindaci più fortemente contestati ed impopolari della storia della città di Roma, nonostante alle elezioni avesse convinto più di un terzo dell’elettorato romano. Non è riuscito, in quasi due anni e mezzo, a capitalizzare questo ottimo risultato elettorale e a farne il suo punto di forza per portare avanti riforme di un certo spessore, così come aveva promesso in campagna elettorale.

In campagna elettorale, si sa, è quasi consuetudine fare promesse che, molto spesso, verranno disattese, ma nel caso di Marino ci si aspettava che fosse, soprattutto, un portavoce del cambiamento etico della città. Gli elettori che gli hanno dato fiducia speravano, quindi, che vi fosse una completa inversione di marcia dopo gli inciuci, le mazzette, la parentopoli dell’amministrazione Alemanno. Purtroppo, Marino s’è rivelato, citando Manzoni, un vaso di terracotta costretto a viaggiare in compagnia di molti vasi di ferro e ciò gli ha impedito di essere un buon sindaco o almeno uno di tempra in una città complessa come Roma.

L’ex sindaco non è riuscito a sopravvivere alle pressioni subite, soccombendo, per di più, sotto il peso di accuse ridicole che ne sporcano la sua immagine di persona e di politico. La questione degli scontrini è talmente irrisoria che assume le connotazioni del casus belli creato ad hoc per voler allontanare una persona sgradita già da molto tempo. Tralasciando le legittime rivendicazioni provenienti dalle opposizioni (che sono tali proprio perché si oppongono alla maggioranza), le accuse maggiori sulle spese del sindaco Marino giungono dal suo stesso partito. Ciò suona bizzarro tanto più che il PD si è sempre dimostrato garantista, in altri occasioni, e ha difeso, a spada tratta, l’indifendibile come nel caso del governatore della Campania, De Luca.

Se Marino deve essere criticato è per le sue discutibili doti politiche. Non ha la tempra né la fermezza di essere un credibile ed efficace amministratore. Lo dimostrano circostanze come quella del funerale dei Casamonica o del quartiere Tor Sapienza. Il sindaco s’è dimostrato inadatto, troppo blando nell’affrontare tali situazioni e spesso ignaro e inconsapevole di realtà e problematiche note a tutti. E’ diventato, così facendo, una caricatura di sé stesso: il giorno prima sorridente per aver iscritto nel registro delle unioni civili il matrimonio di sedici coppie omosessuali, il giorno dopo del tutto spaesato e confuso nel discutere e nel capire ciò che stava accadendo nel quartiere Tor Sapienza.

Ignazio Marino non ha colto l’eterogeneità di Roma e di come fosse contorto amministrarla al meglio. E’ stato, però, quella persona onesta che ci si aspettava che fosse. Le poche centinaia di euro che gli vengono imputate (qualora la magistratura confermasse la natura privata di quelle spese) dimostrano che, al più, Marino è una persona venale e un po’ avara ma non disonesta. Disonestà è truccare le gare degli appalti pubblici, accettare mazzette, affidare cariche a parenti del tutto incompetenti. L’ex sindaco Marino è estraneo, invece, a questi disgustosi giochi di potere.

Questi va punito perché gli amministratori della cosa pubblica devono essere integerrimi e deve, inoltre, restituire, nel caso in cui questa storia fosse vera, i soldi che ha utilizzato, ma intimarne le dimissioni è assurdo.

L’unico motivo con cui queste dimissioni acquisterebbero un minimo di credibilità è se Marino le avesse firmate dicendo: “Mi sono sopravvalutato. Sono totalmente incapace di essere sindaco di questa città. Meglio che torni ad essere l’eccellente chirurgo che ero”.

ndr pubblicato su Total Free Magazine

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