Mauritania, le adolescenti sono ancora costrette a ingrassare

Mauritania, le adolescenti sono ancora costrette a ingrassare

Reportage fotografico sul leblouh in Maritania fatto da Joost De Raeymaeker per Marie Claire U.S.A
Reportage fotografico sul leblouh in Maritania fatto da Joost De Raeymaeker per Marie Claire U.S.A

L’idea di bellezza assume sfaccettature e connotazioni differenti in base al luogo in cui ci si trova. E’ questa la prima cosa a cui si pensa quando si viene a conoscenza della pratica del leblouh in Mauritania, uno stato dell’Africa Occidentale.

Il leblouh consiste nell’alimentazione forzata di ragazze poco più che adolescenti. Nel continente in cui la fame è uno dei problemi più grandi, esiste una pratica del genere: si ingozzano queste ragazze fino a stare male.

Questa prassi assume contorni grotteschi quando si inizia ad indagare in cosa consista. Durante l’estate, ragazze dai 12 ai 14 anni o, per la cultura del luogo, comunque in età da marito, vengono mandate dalle famiglie in un campo, nel bel mezzo del nulla e vicino al deserto o al massimo ad insediamenti nomadi, ad ingurgitare quasi 16mila calorie al giorno. I pasti sono un tripudio di cibi calorici: abbondanza nei condimenti e nelle proporzioni. Si mangia quasi in tutto il tempo disponibile nelle ore di veglia e se si sta male o si rifiuta il cibo si è punite severamente. Il vitto è somministrato in maniera forzosa alle ragazze che sono, inoltre, costrette a mangiare il proprio vomito qualora dovessero sentirsi male.

La donna in Mauritania è considerata bella solo se grassa. La questione, però, non si esaurisce solo all’aspetto meramente fisico o d’immagine, ma assume connotazioni sociali ed economiche. La donna grassa, come anche in antichità, in questo stato africano, restituisce un’idea di benessere economico e fisico: se una donna mangia tanto vuol dire che ha le possibilità economiche per farlo e soprattutto riesce a sopportare fisicamente il peso di una gravidanza o della gestione di una famiglia.

Il leblouh è caduto in disuso per anni, soprattutto grazie ad un cambio di governo che puntava ad una rimodernizzazione dello Stato. Tuttavia a causa dell’avvicendamento di governi molto meno progressisti, tale consuetudine è tornata nuovamente in auge e il numero di ragazze costrette a subire questa alimentazione forzata è aumentato dal 20 al 50%.

Le famiglie investono molto su questi campi estivi perché, molto spesso, può essere un mezzo di riscatto economico da una situazione di assoluta indigenza. Avere una figlia grassa aiuta quest’ultima ad avere molti pretendenti e ad aumentare le possibilità che, tra questi, ci siano giovani rampolli facoltosi.

Non stupisce quindi che queste ragazze vengano letteralmente torturate affinché assumano tutte le calorie necessarie.

Subiscono pressioni psicologiche e fisiche: vengono continuamente denigrate se continuano ad essere magre, vengono picchiate, colpite con bastoni sulle ginocchia o sui piedi se si rifiutano di mangiare, messe in isolamento etc.

Le testimonianze delle ragazze costrette a subire tutto ciò variano tra chi è più pragmatica e afferma che sopporta tutto questo per il suo futuro e per il benessere della sua famiglia e chi, invece, come la 14enne Tijanniya, afferma sconsolata: “La pancia mi fa male continuamente. Non voglio essere grassa. Non penso ci sia nulla di bello ad esserlo. Mi piace fare sport e correre e ho paura che, quando uscirò da qui, non riuscirò a correre come facevo prima. Penso che tutto ciò non faccia bene alla mia salute”.

ndr Visitare il blog del fotografo Joost De Raeymaeker, nello specifico il bellissimo reportage sull’alimentazione forzata delle donne in Mauritania
per info, leggere inoltre questo articolo

ndr pubblicato su Bolognese Editore e Total Free Magazine

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