La disgustosa colpa delle donne: vittime e sobillatrici del proprio carnefice

La disgustosa colpa delle donne: vittime e sobillatrici del proprio carnefice

Commenti comparsi a seguito della pubblicazione della notizia
Commenti comparsi a seguito della pubblicazione della notizia

Sicuramente non sarò né la prima né l’ultima a commentare una notizia del genere, ma da donna mi sento più in diritto di altri di farlo.

Il casus belli è una notizia di cronaca: un militare, spacciandosi per un poliziotto, ferma una ragazza 16enne nel quartiere Prati, a Roma, e la convince a seguirlo per poi abusare di lei in un luogo appartato. Un evento del genere non può che suscitare sdegno nella popolazione. Un uomo che violenta una donna è un crimine odioso, aberrante, non c’è alcuna giustificazione: un uomo, guidato dai suoi istinti più bassi, agisce in maniera cruda e violenta distruggendo, in pochi minuti, la vita di una ragazza che, per sempre, in molti frangenti della sua vita, dovrà fare i conti con quanto è successo.

Ritengo che questo, articolato nelle forme più svariate, debba essere un pensiero comune. Non si può non condannare un gesto del genere, né in qualche modo trovare alcuna giustificazione. Invece, mi sono sbagliata… anche di molto.

Basta vedere i commenti seguiti alla pubblicazione della notizia sulle varie pagine web di alcune testate: gli utenti che hanno commentato appartengono ad un’umanità raccapricciante, sprezzante della sofferenza altrui e soprattutto molto maschilista. Quest’umanità è composta sì da uomini, ma anche da molte donne che, almeno per appartenenza di genere, dovrebbero essere più vicine alle motivazioni della vittima.

I commenti seguono il filone del “se l’è cercata”. Infatti, la povera 16enne, in una calda serata di giugno, ha avuto l’ardire di indossare degli shorts e tanto basta, secondo questi illustri sociologi e antropologi on line, per giustificare uno stupro. Mi sembra giusto: una ragazza che è in giro, con le amiche, a mezzanotte, indossando pantaloncini, si merita di essere violentata. Il povero militare, da quali elementi avrebbe mai dovuto dedurre che la cosa non sarebbe stata consenziente? Le ragazze per bene non vanno in giro a quell’ora, non indossano pantaloncini.

Io trovo che chiunque abbia commentato in questo modo questa notizia non sia una persona per bene. Una persona per bene non direbbe mai: “Partendo dal presupposto che la violenza va sempre condannata, queste ragazzine di oggi vanno in giro mezze nude. Che cosa pretendono? Devono imparare ad avere un po’ più di rispetto per loro stesse”. Una persona per bene non penserebbe mai che un certo tipo di abbigliamento dia il lasciapassare per commenti sgradevoli e avvilenti o per un rapporto sessuale non voluto. Mi chiedo, per questi signori, come ci si dovrebbe comportare per non provocare questi uomini? Cosa si dovrebbe indossare? In 25 anni, io non sono riuscita ancora a capirlo.

Io, probabilmente, non sarei una ragazza per bene perché spesso torno a casa, da sola, di notte, dopo essere stata in compagnia dei miei amici, e spesso indosso pantaloncini quando ho caldo. Beh, posso assicurare che, nonostante sia chiaramente una poco di buono per questi motivi, non ho mai subito delle molestie sessuali in questi frangenti. Le ho subite, invece, in treno, quando vestita in jeans e maglione, ho dovuto cambiare vagone perché un uomo mi fissava il seno e mi faceva piedino mentre cercavo di leggere un giornale; le ho subite, in pieno giorno, vestita per andare ad un colloquio di lavoro, quando in bus, mi hanno toccato il culo o si sono avvicinati talmente tanto da farmi sentire il membro in erezione; le ho subite quando, in un locale, con degli amici, qualcuno, approfittando del gran numero di gente che era lì, ha cercato di mettermi una mano sotto la gonna; le ho subite quando, mangiando per strada un gelato, felice per un esame appena superato, ho dovuto ascoltare del chiacchiericcio sgradevole e allusivo nei miei confronti da parte di due uomini, tanto che mi sono dovuta rifugiare in un parco… Ora, pare chiaro e palese che, negli anni, io mi sia meritato tutto ciò poiché, evidentemente, anche se non vestita in modo succinto, avrò provocato, magari con il mio sguardo insolente, questi uomini frustrati e viscidi.

Vorrei dire a questi filosofi da tastiera che, se ci fossero meno persone come voi, magari noi donne vivremmo più tranquille, libere di vestirci come vogliamo senza temere di attirare sguardi inopportuni, potremmo contare sul vostro appoggio quando accadono episodi del genere invece di confrontarci con la vostra ottusa indifferenza, potremmo addirittura credere che davvero questa non sia una società estremamente maschilista. E invece, dobbiamo scontrarci con la realtà dei fatti e continuare a vivere a testa alta, cercando di ignorarvi, nonostante tutto.

Una cosa, però, lasciatemela dire: fate davvero schifo!

ndr per leggere altri commenti, cliccare qui!
pubblicato su Total Free Magazine

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3 pensieri su “La disgustosa colpa delle donne: vittime e sobillatrici del proprio carnefice

  1. Concordo pienamente su tutto l’articolo; purtroppo viviamo in una realtà di finta emancipazione , dove ogni donna combatte quotidianamente contro ogni genere di pregiudizio. Complimenti bell’articolo!

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