La cucina infernale di Hell’s Kitchen Italia

La cucina infernale di Hell’s Kitchen Italia

Carlo Cracco nei manifesti pubblicitari nella nuova stagione

Il palinsesto televisivo è infarcito di programmi riguardanti la cucina. A qualunque orario, facendo zapping, di sicuro troverete qualcosa in cui s’imbastisca in maniera, più o meno professionale, un piatto da mangiare. Tutto questo cibo, proposto a qualsiasi ora, fa venire quasi la nausea. C’è la casalinga che s’improvvisa chef, bambini che si improvvisano chef, chef che cucinano cose complicatissime, spacciandoli per piatti semplicissimi da fare quando hai il frigo vuoto e quei 10/15 ospiti a cena che si presentano, ovviamente, senza preavviso. Ti bombardano con migliaia di ricette al giorno ma non ne riesci a tenere a mente nessuna: preparazioni troppo complicate, ingredienti troppo strani o di difficile reperibilità, troppi passaggi da fare etc. E allora, tanto vale, vedersi qualche fiction su Rai Premium: la strada per diventare un cuoco provetto è tortuosa e lastricata di difficoltà.

C’è un programma, però, che, pur essendo di cucina, non ha niente a che vedere con quanto detto prima. Qui nessuno vuole insegnare al pubblico a casa a cucinare, i concorrenti urlano, maledicono il prossimo, piangono, si incazzano e volano piatti e cibo come se piovesse. Un film d’azione, insomma, in salsa gastronomica. Sto parlando di Hell’s Kitchen Italia.

Basato sul famoso format condotto dal celebre chef, prezzemolino della tv, Gordon Ramsey, vede fronteggiarsi due brigate (come si dice in linguaggio tecnico). Queste devono completare il servizio serale o quello dell’ora di pranzo di un fantomatico ristorante situato chissà dove a Milano. Ad ogni puntata, vengono eliminati uno o due concorrenti, nominati dal gruppo e rei di aver portato avanti un servizio pessimo. Ne rimarrà solo uno che diventerà excutive chef (cioè quello con il cappello a cilindro da cuoco che comanda su tutti) di una cucina stellata.

Dopo una prima stagione un po’ fiacca, dove il Ramsey de no artri, alias Carlo Cracco, con la voce da curato di campagna veneto, imitava troppo il suo collega inglese, finalmente il format è riuscito a decollare. Hell’s kitchen, al di là di tutto, è un programma divertente. E’ bello vedere che i concorrenti, tutti professionisti in varie cucine d’Italia, si comportano esattamente come te in cucina. Si tagliano, sbagliano ripetutamente le cotture, non riescono a far funzionare gli utensili, salano troppo, scuociono la pasta etc mentre Cracco, furioso, fa la spola tra le due cucine non sapendo chi rimproverare per primo. E’ la versione ripulita di quello che succede in ogni casa quando tu, giovincella volenterosa di imparare a cucinare, provi a farlo con tua nonna o con tua mamma. Magari non spaccheranno i piatti per terra, ma il cazziatone che ti buschi e la faccia di disapprovazione del “ti avevo chiesto di fare una cosa semplicissima e tu pure me la sbagli” sono le stesse di Cracco con i suoi aspiranti chef.

Poi, ovviamente, il programma è sporcato dalla solita retorica buonista che vuole Cracco, divinità suprema della cucina, mentore di queste giovani menti, colui che tutto sa e tutto puote. La parte più petulante coincide con la domanda che Cracco fa ad ogni concorrente, più o meno, a cadenze regolari: “Perché pensi di essere adatto a lavorare in questa cucina?”. La risposta è noiosamente la stessa: “Perché io ho la motivazione, è l’occasione della mia vita” e blablabla… Che barba, meno chiacchiere e più piatti che volano!

Altra nota di merito è conferita ai clienti del ristorante e a Luchino. I primi appartengono a quella categoria di persone che nessuno mai vorrebbe trovarsi a servire in un locale. Si lamentano per ogni cosa, anche la più banale e ti viene da pensare: “Stai mangiando gratis da Cracco quando, di solito, costa minimo 200 euro a testa e ti lamenti… ma mangia e stai zitto!”… se il filetto non è al sangue, come lo hai richiesto, fattene na ragione. Però, che gusto c’è a non torturare, ancora di più, quei poveri cuochi che ad ogni servizio sfiorano l’esaurimento nervoso?

Luchino, invece, è il maître di sala: assomiglia Gollum e, effettivamente, il suo “tessssoro” è Cracco. Pende dalle sue labbra e scatta anche ad un solo cenno degli occhi dello chef.

La settimana prossima ci sarà la semifinale e presumibilmente Cracco sarà più irascibile del solito, i clienti ancor più fastidiosi e i cuochi, benché debbano dimostrare di essere dei fenomeni, saranno sempre più imbranati. Puntata da vedere, assolutamente.

ndr pubblicato su Total Free Magazine

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