Il PD cala nei sondaggi: il mito di Matteo Renzi comincia a scricchiolare?

Il PD cala nei sondaggi: il mito di Matteo Renzi comincia a scricchiolare?

Matteo Renzi, Presidente del Consiglio
Matteo Renzi, Presidente del Consiglio

I sondaggi parlano chiaro: se si votasse domani, il 32,2%, secondo Demos, o il 31,5%, secondo Ipsos, voterebbe il Pd e, quindi, Matteo Renzi. Una percentuale nettamente inferiore rispetto a quel famoso 40% che aveva trionfalmente accordato la propria fiducia al presidente del Consiglio. Le cause di questa, inevitabile, discesa sono da ricercare in più punti. Il primo è ascrivibile al fattore temporale: quando si votò per le Europee, il gradimento del Governo era nella cosiddetta fase “luna di miele”. Insediatosi ancora da pochi mesi, aveva all’attivo molte promesse edificanti, un bonus da 80 euro e soprattutto la fiducia degli italiani che ancora non disponevano di fatti utili per poter giudicare l’operato del governo. Il secondo punto è da ricercare negli eventi di cronaca che hanno affollato la carta stampata in questi ultimi mesi: il problema dell’immigrazione, lo scandalo di Mafia Capitale e la riforma della scuola che ha creato mal contento in una vasta fetta di lavoratori statali. E’ ingenuo pensare che tutto ciò non abbia scosso il PD in maniera consistente. Il terzo e ultimo punto è sicuramente la comunicazione politica di Matteo Renzi e dei suoi lacchè presenti nelle varie emittenti televisive italiane.

Partiamo dal Presidente del Consiglio. Sappiamo bene e, non è necessario intendersi di politica, che Renzi sia un abile comunicatore. Padroneggia bene il mezzo televisivo e sa come sfruttare a proprio vantaggio i cosiddetti media events, eventi mediatici che richiamano una grande quantità di pubblico. Immagino che Renzi, con il tempo, sia diventato ancora più conscio delle sue capacità tanto da diventare ancora più sfrontato, arrogante e pieno di sé. Ha l’atteggiamento tipico del “non si disturba il conducente”: guai a mettere in discussione quanto dice o a voler creare un tavolo di dialogo o di confronto. Si viene etichettati come “gufi”, maldicenti e chi più ne ha più ne metta. I suoi teatrini con le slides colorate durante le conferenze stampa, la lavagna con i punti chiave della riforma etc, etichettate come simbolo dell’immensa trasparenza dell’operato di governo, conferiscono, invece, l’idea del contentino che si dà a chi si lamenta troppo. Le descrizioni sono del tutto sommarie e spiegano poco o nulla, ma con quest’operazione, Renzi cerca di ripulirsi dall’immagine di distaccato capo di governo e di avvicinarsi a quella di capo popolo che, invece, era stata la sua fortuna anni fa.

Benché i sondaggi, spesso, siano inesatti e, quindi, poco affidabili, non si può non tenere conto dei dati: l’immagine vincente di Renzi ha cominciato a scricchiolare e se ne stanno inevitabilmente percependo gli effetti.

Gli italiani incominciano a dubitare dell’effettiva veridicità degli slogan, strombazzati a destra e manca, da Renzi e dai suoi fedelissimi. A parte i farlochissimi 80 euro cosa ha realizzato fino ad adesso? Una pessima, a detta di numerosi costituzionalisti, legge elettorale ed una altrettanto deleteria riforma della scuola. Per non parlare della mancata capacità di gestire un’emergenza come quella dei migranti o quella di Mafia capitale… lo scarica barile del “è colpa di Marino” e del “se ne devono occupare l’Europa e le regioni” mina moltissimo la credibilità politica di Matteo Renzi.

I vari componenti del governo o del parlamento, di aria renziana, che vengono mandati strategicamente in tv a fare da eco alle posizioni del loro padre padrone, aggravano ulteriormente la situazione. Si mostrano costantemente inadatti, incapaci di controbattere a delle critiche puntuali e documentate. Hanno assimilato egregiamente il linguaggio televisivo più becero e, quando sono in difficoltà o alzano la voce o rifiutano semplicemente il confronto.

Immagino che Renzi, dopo la batosta delle elezioni regionali, voglia di nuovo proporsi in maniera convincente agli italiani. Il nuovo Renzi dovrebbe basare la propria comunicazione politica in maniera del tutto differente: più seria e meno sbruffona, più chiara e meno propagandistica. Insomma puntare ad un Renzi 2.0, più istituzionale e conscio della proprio carica, e non ad una versione slavata e raffazzonata di Berlusconi.

ndr pubblicato su Total Free Magazine

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