La mancata coerenza della Lega Nord

La mancata coerenza della Lega Nord

Pontida, il 21 Giugno, durante l’annuale raduno dei militanti della Lega Nord, apre ai meridionali… il nemico ha cambiato casacca!

Il segretario della Lega Nord, Matteo Salvini
Il segretario della Lega Nord, Matteo Salvini

Il trasformismo è un gene della politica italiana, insito in maniera indissolubile nel suo DNA. Negli anni, ci siamo abituati a chi, durante la campagna elettorale, si dichiarava fervente sostenitore di un tal partito per poi, senza colpo ferire, vendersi al migliore offerente rivendicando la propria coerenza ideologica e politica.

Tra questi, anche se in maniera meno eclatante dei vari Razzi o Scilipoti, non possiamo non citare l’ormai onnipresente Matteo Salvini. Il segretario della Lega Nord, anche se fa finta di non accorgersene, è uno degli acrobati del trasformismo politico a destra.

La sua appartenenza politica è rimasta la stessa negli anni, ma il nemico immaginario per nutrire la demagogia leghista, invece, cambia spesso casacca.

Sappiamo bene che uno dei cavalli di battaglia della Lega Nord è stata la secessione: la Padania, questa bellissima fetta di Italia produttiva, abitata solo da gente laboriosa ed onesta, veniva costantemente deturpata da i lavoratori meridionali, emigrati al Nord, e da Roma, intesa come potere centrale, che derubava i poveri padani dai soldi così faticosamente guadagnati. L’unica soluzione possibile? Secessione. La Padania si autogoverna e si autogestisce abbandonando a se stessa quella palla al piede rappresentata dal resto di Italia.

Salvini, prima delle felpe e prima di diventare segretario, era uno dei ferventi sostenitori dal secessionismo, incarnando, così, in pieno gli ideali della Lega Nord. Il terremoto Belsito, la laurea a Tirana del Trota e tutti vari scandali che hanno travolto la Lega negli anni passati, hanno mostrato che la secessione, Roma ladrona etc etc sono slogan buoni solo per essere urlati in qualche comizio.

In momenti di crisi, come questo, c’è bisogno di un cambio di direzione, una drastica inversione di rotta. Al timone, questa volta, c’è Matteo Salvini. Bravo con i social, telegenico e giovane, incarna perfettamente il profilo del “homo novus” della politica. Per essere davvero attendibile e racimolare consensi e credibilità perduta, bisogna, però, trovare un nuovo nemico… uno della porta accanto, uno con chi chiunque abbia a che fare. E chi se non gli immigrati? Di ogni razza, etnia e religione. Facile intercettare il malcontento e i consensi se si sceglie un nemico del genere.

Il bravo Matteo, infatti, il 21 Giugno prossimo, nell’annuale ritrovo a Pontida dei militati del partito, apre ai meridionali. Ora sono benvenuti, ora non inquinano più la Padania, ora non sono più il nemico, anzi il loro voto ha la stessa dignità dei conterranei settentrionali. Il nemico è qualcun altro: qualcuno che non sa replicare a critiche faziose ed inesatte, qualcuno che affronta l’inferno per avere un po’ di pace, qualcuno, insomma, con cui è facile potersela prendere.

Magari lo zoccolo duro del partito, quello dei duri e puri, non sarà d’accordo con questa apertura verso lo storico nemico, ma in fondo, la coerenza è una malattia che si debella facilmente quando i sondaggi sono in crescita e i consensi aumentano. E Matteo Salvini, il furbone, lo sa bene.

ndr pubblicato su Total Free Magazine

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