Alessandra Golden Goal Moretti: il peggio di queste elezioni regionali

Alessandra Golden Goal Moretti: il peggio di queste elezioni regionali

Alessandra Moretti che fa il verso a Mitterand nei suoi manifesti elettorali
Alessandra Moretti che fa il verso a Mitterand nei suoi manifesti elettorali

Sono passati già alcuni giorni dallo spoglio delle schede elettorali delle ultime lezioni, ma la nenia del 5 a 2 non accenna a diminuire. Il Pd e le coalizioni di sinistra (mi scuso per aver unito dei concetti così antitetici) hanno vinto in Puglia, Campania, Marche, Toscana e Umbria; mentre i maggiori partiti di centro destra hanno conquistato la Liguria e il Veneto. Benché siano solo due le regioni che non appartengono al feudo politico renziano, il peso di Liguria e Veneto, in termini di influenza elettorale e politica, sono tali da rendere questa tornata elettorale una vittoria di Pirro per il presidente del consiglio. Sicuramente la batosta peggiore è arrivata dal Veneto dove la mitica Ladylike Alessandra Moretti è stata doppiata da Luca Zaia. Un misero 22,7% contro un 50,1%… definiamola, con galanteria, una débâcle.

Una sconfitta così di misura era prevedibile in Veneto, una delle storiche roccaforti della Lega, e il fatto che Luca Zaia abbia una forte e dedita base elettorale, ha fatto sì che questo successo fosse così travolgente. Non possiamo non sottovalutare però l’indole da Tafazzi della Moretti. Infatti, l’europarlamentare ha fatto di tutto, ma proprio di tutto per risultare invisa al proprio elettorato tanto che quel 22,7 % sembra quasi un regalo.

Ma partiamo dall’inizio. Alessandra Moretti inizia a balzare agli onori della cronaca come portavoce dell’ex segretario del PD, l’indimenticabile Perluigi Bersani. Svolge il suo compito con impressionante passionalità e solerzia: nessuno può attaccare Bersani che subito Wonder Moretti si lancia in suo aiuto. E allora, via alle critiche a Renzi che viene paragonato a Berlusconi, e viene definito egocentrico e maschilista. Bersani, invece, è l’uomo della provvidenza e il sex symbol che tutte le donne sognano… a suo dire, affascinante addirittura come Cary Grant. Ma il povero Pierluigi viene, però, impallinato dai franchi tiratori durante lo scrutinio per l’elezione del Presidente delle Repubblica, e si avvia sul viale del tramonto così la Moretti, forse, terrorizzata dall’idea di finire nel dimenticatoio, inizia a guardarsi intorno. Da un lato Cuperlo e dall’altro Renzi. Chi scegliere? Con gran maestria, cerca di buttare l’amo da entrambe le parti… prima o poi qualcuno abboccherà. E infatti, la primadonna maschilista, al tempo Matteo Renzi, diventa un fuori classe della politica.

Niente, però, di nuovo, sotto il sole. La Moretti non è la prima e, di sicuro, non sarà l’ultima ad eseguire alla perfezione la disciplina del “salto sul carro dei vincitori”. Quindi, magari, su questo l’elettorato ha fatto finta di non vedere e di avere la memoria corta. Peccato per lei, però, che qualcosa impresso nella memoria rimanga… e non si possono dimenticare le decine di gaffes collezionate durante questa campagna elettorale. La Moretti, in maniera più o meno consapevole (vi assicuro che, da tempo, mi attanaglia il seguente dubbio: ma lei ci è o ci fa?) commette numerose gaffes. La prima e più famosa risale ad inizio anno quando decide di rilasciare un’intervista al Corriere tv. Qui la Moretti, in un delirio narcisistico, conia il termine ladylike. Una donna in politica deve essere bella, depilata, con la messa in piega sempre in ordine, andare ogni settimana dal parrucchiere, accompagnare i figli a scuola correndo così ci si tiene in forma… non bisogna essere mica come Rosy Bindi con il suo stile austero (o meglio “da cessa” ma questo ha evitato di dirlo). Qualche accenno sulle capacità, sulla formazione di un buon politico? Non pervenuti. Un’apologia così maschilista delle donne che fanno politica non si vedeva da tempo e la cosa paradossale che a farla è una donna: roba che Mara Carfagna, in confronto, è Nilde Iotti.

Come se ciò non bastasse, Alessandra Moretti ha ben pensato di puntare su un’immagine di sè da radical chic di sinistra con la puzza sotto il naso. Per la serie: l’unica cosa a sinistra della mia vita è la milza! Non ci stupiamo quindi se ha detto che i pensionati, per arrotondare le pensioni, potrebbero ospitare gli immigrati a casa loro per 25 euro al giorno perchè “una come me non la farebbe mai una cosa del genere”; se preferiva parcheggiare i suoi furgoncini elettorali nei posti riservati agli invalidi e se, con tanta convinzione, su Twitter ha affermato che il Veneto sarebbe stato il golden goal di queste elezioni regionali. La prosopopea e la convinzione di sentirsi superiori e di avere la verità in tasca tipica di questi falsi sinistroidi.

Forse Alessandra Moretti ha avuto un momento di pseudo lucidità in questo percorso: uscita dalla cabina elettorale, dopo aver votato, piega male la scheda tanto che viene ripresa dal presidente del seggio. Beh… per me questo errore non è stato dettato dall’emozione, come tutti hanno detto, ma da una forte presa di coscienza. Voglio pensare che, dopo aver votato per se stessa, le siano iniziate a scorrere nella mente tutte le stupidaggini dette e fatte e che si sia detta: “Ma davvero vuoi votare per te stessa?”. Potrebbe essere l’unica cosa degna di nota fatta in questa campagna elettorale. Un consiglio spassionato per la Moretti: torni a fare l’avvocato e scriva le sue avventure da rampante e bellissima donna in carriera in un libro dal titolo “Una vita da Ladylike”.

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