Donna leader: Michelle Bachelet

Donna leader: Michelle Bachelet

Il brevissimo saggio che seguirà è il riassunto di una presentazione fatta da me in occasione di un corso di Comunicazione politica. Questo cerca di individuare i punti focali della costruzione della leadership di una leader donna. Io ho scelto l’attuale presidentessa del Cile,Michelle Bachelet in quanto brillante e riuscito esempio di leadership femminile.
L’analisi svolta fa riferimento solo alla prima campagna elettorale della Bachelet poiché ritengo che sia molto più interessante, dal punto di vista della comunicazione politica. Il Cile, infatti, nel 2006, per la prima volta, dopo una tradizione di leadership politica tutta al maschile, si ritrovò come candidato, per la carica di presidente, una donna.

Michelle Bachelet
Michelle Bachelet

L’11 marzo 2014, presso Casa Rosada, sede della presidenza della Repubblica cilena, viene investita della carica di presidente della Repubblica, per la seconda volta, Michelle Bachelet; le consultazioni elettorali tenutesi a dicembre, hanno decretato la sua vittoria contro la sfidante Evelyn Matthei e hanno imposto, definitivamente, la leader cilena come una delle figure femminili più in influenti e importanti nell’ambito della politica internazionale.
L’immagine di leader costruita dalla Bachelet, dal punto di vista della comunicazione politica, è molto interessante da analizzare poiché, benché sia emersa in un contesto molto particolare come quello dell’America Latina, presenta delle caratteristiche comuni con la leadership femminile delle “colleghe” occidentali.
Prima, però, di entrare nel vivo di quest’ultimo argomento, è opportuno introdurre il personaggio sia con alcuni brevi cenni biografici, che ci permettano di comprendere il suo corsus honorum politico e sia descrivendo la condizione femminile in Cile per valutare quanto per una donna sia più o meno difficile emergere in determinati settori.

Michelle Bachelet: biografia

Michelle Bachelet nasce a Santiago del Cile nel 1951 ed è figlia di Alberto Bachelet, generale dell’aviazione cilena nonché figura di spicco della politica nazionale.
Le sorti della famiglia Bachelet cambiano in maniera radicale nel 1973 con il golpe del generale Pinochet e l’instaurazione della sua giunta militare. Il padre, infatti, schierandosi con il presidente destituito Allende, è vittima delle torture del regime a seguito delle quali muore, mentre Michelle e sua madre riescono a salvarsi venendo esaliate, prima in Australia e poi in Germania. Fanno ritorno in Cile solo nel 1979, anno in cui la Bachelet riesce a laurearsi in medicina e ad impegnarsi politicamente nelle fila del partito socialista cileno. Tale impegno la fa diventare, alla fine degli anni 90, una delle personalità più importanti del partito, tanto da diventare membro della commissione politica dal ’98 al 2000.
La sua carriera politica riesce a concretizzarsi istituzionalmente quando nel 2000 il presidente Lagos la sceglie per affidarle la carica di Ministro della Sanità in virtù dei suoi studi e della notevole esperienza acquisita come epidemiologa negli ospedali cileni. Nel 2002, invece, viene nominata Ministro della Difesa sia per la sua storia familiare e sia perché, allo studio della medicina, ha sempre accompagnato quello di natura strategica e militare insegnando anche nelle caserme.
Dopo la carriera di ministro, il partito socialista vede in lei la personalità giusta da presentare alle elezioni presidenziali del 2004 che vince con un notevole successo, diventando la prima presidente donna del Cile. A causa della legge cilena, che prevede per il presidente uscente l’impossibilità di candidarsi per il mandato successivo, convoglia il suo impegno nella creazione di un’agenzia delle Nazioni Unite (l’UN WOMEN) volta alla promozione dell’empowerment di genere, diventandone direttrice esecutiva. Abbandona questo incarico nel 2013 per candidarsi nuovamente alle elezioni presidenziali e diventare, per la seconda volta, presidente della Repubblica cilena.

Condizione femminile

Che tipo di società è quella cilena? Favorisce l’integrazione femminile? Michelle Bachelet è un caso isolato? La risposta a questi interrogativi ci fornisce un quadro più chiaro su quanto l’elezione di un presidente donna sia un evento di portata storica o meno.
Partiamo da alcuni dati raccolti nel 2006, anno della prima vittoria alle urne: solo il 35,6 % della popolazione femminile lavora percependo un salario nettamente minore rispetto ai colleghi uomini (negli incarichi di prestigio la differenza raggiunge la quota del 40%). La mancata integrazione delle donne in ambito lavorativo dipende, soprattutto, da una scarsa scolarizzazione femminile: le bambine in età scolastica appartenenti ai ceti medio bassi della popolazione non vengono mandate a scuola, ma indirizzate verso mansioni di tipo domestico.
Riguardo i diritti socio-sanitari a favore delle donne, la legislazione cilena è assolutamente carente: non esistono leggi che tutelino le donne in caso di aborto o divorzio e vi è una carente formulazione di policy a favore della famiglia. Il peso politico della Chiesa, diventata un interlocutore di spicco a causa della sua opposizione al regime di Pinochet, ritarda o rende assolutamente impraticabili la realizzazione di progetti di questo tipo.
La situazione non è migliore in campo istituzionale poiché il caso Bachelet rappresenta davvero un’eccezione. La rappresentanza femminile in Parlamento e Senato ha percentuali bassissime: 15% nel primo caso e 3,5 % nel secondo.
Tirando le fila di questa schematica analisi, possiamo affermare che la società cilena è ben lontana dal favorire una piena integrazione femminile: non tutelare i diritti delle donne rende quasi impossibile il loro pieno inserimento in ambito lavorativo o istituzionale dove, come abbiamo visto, si registrano le differenze più evidenti.

Gli stereotipi di genere e le donne in politica

Dopo questo breve preambolo volto a comprendere meglio la figura della Bachelet, possiamo dedicarci all’argomento principale della mia trattazione: descrivere l’immagine di leader di Michelle Bachelet alla luce degli stereotipi di genere che colpiscono le donne in politica. Per fare ciò, mi sono servita di tre direttrici principali: attribuzione di diverse capacità e di un diverso approccio alle questioni politiche; effetto double blind ed effetto banalizzazione. Ho considerato, quindi, le problematiche a cui devono far fronte le donne in politica nella costruzione della propria leadership, cercando di capire in che modo la presidente cilena le avesse affrontate.

Attribuzione di diverse capacità e di un diverso approccio alle questioni politiche

I media cileni, sin dalle prime battute della candidatura a presidente, hanno provato, in tutti modi, a sminuire la personalità e il background politico della Bachelet. Infatti, benché avesse ricoperto la carica di ministro della Sanità e della Difesa, due ministeri cruciali nell’apparato governativo cileno, la sua candidatura alle elezioni del 2006 non viene percepita come una tappa naturale per un personaggio politico così di spicco (come normalmente sarebbe accaduto per la controparte maschile), ma piuttosto come una strategia del partito socialista volenteroso di dare ai propri elettori un’immagine di cambiamento e rinnovamento. Viene sottolineato che non è, quindi, una figura competente e capace di occupare una carica così importante, ma che è stata scelta “solo” perché donna.
Questo scetticismo continua anche durante il suo mandato poiché, in eventi cruciali quali la protesta dei lavoratori del rame e degli studenti, ha preferito aprire un tavolo di dialogo con i leader della rivolta piuttosto che sedare le rivendicazioni con le forze armate. A causa di ciò, è stata tacciata di essere troppo “femminile” nella risoluzione dei problemi poiché ha preferito essere comprensiva con i manifestanti piuttosto che troppo rigorosa.
Gli anni da presidente non sono, però, serviti a conferirle la credibilità che avrebbe una figura politica di sesso maschile e, anche, durante la seconda campagna elettorale, i media continuano a rimarcare la questione di genere soprattutto perché lo sfidante è Evelyn Matthei, una donna. La competizione elettorale viene banalizzata, in maniera frivola, con la locuzione “competizione femminile”.
La Bachelet, però, è ben conscia di come tv e giornali nazionali e internazionali commentino le elezioni e, infatti, durante un’intervista rilasciata ad Al Jazeera English, afferma decisa che non si tratta solamente di una sfida tra due donne, ma è una sfida tra due donne che hanno due differenti visioni della società cilena e che propongono due alternative concezioni dello Stato.

Effetto double bind

Michelle Bachelet è ben consapevole della posizione d’inferiorità in cui si trova sia a causa del suo essere donna che per la natura dei mezzi d’informazione cileni che non occupano una posizione neutrale, ma forniscono un tipo di divulgazione politica partigiana soprattutto a favore dei partiti di destra del paese. Emblematica, in questo contesto, è la rete televisiva Chilevision, emittente più grande e più guardata del Cile (potremmo paragonarla, in Italia, a Mediaset in quanto in Cile non esiste una rete pubblica come la Rai) che appartiene a Sebastián Piñera, ex presidente cileno ed ex leader di Renovación Nazional, uno dei partiti di destra più grandi del Paese; essendo anche uno degli uomini più ricchi del Cile, sfrutta la sua influenza mediatica per screditare le figure politiche a lui avverse.
Il Cile, quindi, non è solo scettico verso la possibilità che una donna detenga la più alta carica dello Stato, ma viene costantemente “bombardato” da informazioni denigratorie che diffamano solo alcuni leader politici. La Bachelet, quindi, ha costruito la sua leadership in maniera molto oculata combinando caratteristiche che potrebbero essere definite convenzionalmente maschili, come l’assertività, la pacatezza, la calma e la poca emotività, assieme ad altre prettamente femminili, come l’essere comprensiva, la dolcezza, l’empatia, configurandosi come madre della nazione. Le prime emergono in occasioni quali dibattiti o confronti con altri candidati; le seconde si palesano quando si rivolge al popolo.
Proprio questa dualità ha permesso alla Bachelet di evitare l’effetto double blind in quanto la sua leadership è a cavallo tra il modello Iron Lady di Margaret Thatcher e quello molto femminile di Ségolène Royal. Ciò le ha creato un notevole seguito nel popolo cileno sia tra le donne, che l’apprezzano per la sua storia personale e per le sue politiche a favore dell’emancipazione femminile, sia tra gli uomini che ne stimano la competenza mostrata durante gli incarichi governativi ricoperti sia in veste di ministro che di presidente.
Il sociologo cileno Eugenio Tironi sintetizza ottimamente l’originalità della leadership di Michelle Bachelet, affermando: “Lei introdusse un nuovo stile di leadership, più partecipativo e comprensivo […] I cileni erano abituati a Lagos, una figura epica, dura, austera”.

Effetto banalizzazione

La vita privata, l’aspetto fisico e il modo di vestire sono analizzati in maniera talmente minuziosa dai media cileni e internazionali, che spesso le questioni politiche passano in secondo piano.
Riguardo la vita privata, in qualsiasi giornale, anche quelli che non si occupano di questioni di costume come Paula (simile al nostro D di Repubblica) o Vanity Fair, non si manca mai di sottolineare che Michelle Bachelet è single, che è stata sposata due volte ed è madre di tre figli. Fa riflettere come quotidiani come la BBC o il PAIS, in articoli che parlano delle politiche fiscali annunciate dal governo, dedichino un’ampia parentesi alla vita privata della presidente che, durante le interviste, è sempre costretta a giustificarsi per il suo stato civile e a rasserenare giornalisti e lettori del fatto che l’essere single non le sarà di ostacolo nella sua attività politica.
Il suo aspetto fisico è molto stigmatizzato al punto che, usualmente, viene definita, non solo dai detrattori, come la gorda (la grassona). Per capire la portata di tali critiche, è interessante vedere come giornalisti famosi e accreditati, commentando i fatti politici del giorno, introducano le dichiarazioni della Bachelet scrivendo: “la gorda ha detto che…” e allegando una foto ufficiale della presidente in cui il viso viene cambiato con quello del famoso personaggio dei Muppet, Miss Piggy. Le fattezze fisiche sono il fulcro delle battute anche di numerosi show satirici che, per loro natura, devono essere dissacranti, ma, in questo caso, hanno come oggetto di scherno solo la corporatura della Bachelet e mai questioni politiche. In uno sketch andato in onda su Chilevision, s’inscena una gita al mare tra Piñera e la Bachelet: dopo pochi secondi, l’attore che interpreta l’ex presidente cileno chiede alla sua controparte perché abbia portato un salvagente quando l’ha già incorporato; in seguito, una valletta semi svestita molto avvenente non fa che sottolineare, ridicolizzandola, le differenze fisiche tra lei e la Bachelet che è, inoltre, descritta come una donna di mezz’età single che non ha una vita sentimentale che le dia emozioni; il tutto si conclude con un coro militare in cui la Bachelet viene definita, senza mezzi termini, “balena”. Dei commenti, quindi, che non hanno nulla a che fare con le decisioni politiche del governo ma che attaccano la presidente sul terreno in cui è più debole e quasi del tutto incapace di difendersi.
Per ultimo, il modo di vestire è sempre stato ampiamente criticato benché negli anni abbia subito una notevole mutazione: durante la carica di ministro, Michelle Bachelet vestiva in modo molto maschile e formale indossando esclusivamente tailleur pantalone che servivano anche a conferire autorevolezza ad un personaggio politico totalmente nuovo nel panorama cileno; durante i due mandati presidenziali, ha optato per uno stile molto più femminile caratterizzato da kaftani ampiamente decorati. Numerosi articoli enfatizzavano, durante il primo periodo, la mancanza di femminilità e la poca inventiva, nel secondo, invece, il modo di vestire è considerato poco adatto al ruolo che ricopre in quanto anche nelle occasioni formali la Bachelet non rinuncia mai a bluse riccamente ornate.
Come ho evidenziato, in tutti e tre gli aspetti descritti, i giudizi provengono non solo da riviste di costume o di gossip in cui è normale che si smettano in risalto tali connotazioni, ma, soprattutto, da giornali blasonati e di chiara credibilità politica, che cedono all’effetto banalizzazione.

Conclusione

Abbiamo notato come la realtà cilena, di per sé culturalmente e politicamente distante dagli Usa e dall’Europa, risenta degli stessi stereotipi di genere delle leader donna occidentali. Nonostante ciò, Michelle Bachelet è stata capace di costruire una leadership molto femminile ma al contempo assertiva, dominando gli insuccessi del suo mandato presidenziale e uscendone con un’immagine personale intatta e molto gradita ai cileni.
La sua leadership di successo le ha consentito di non essere vittima dei mezzi di comunicazione, che hanno fallito nel tentativo di indebolire la sua immagine sfruttandone la condizione di donna: la presidente ha, infatti, schivato qualsiasi attacco volto a rappresentarla in modo frivolo o a stigmatizzare il suo essere single. I media non sono stati in grado di trasformare le caratteristiche femminili o la sua vita privata in un elemento centrale dell’attacco politico.

Per ulteriori info, consiglio, di cliccare su questi link: 

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