House of cards, atto terzo: ne vale la pena?

House of cards, atto terzo: ne vale la pena?

Locandina promozionale della terza stagione di House of Cards
Locandina promozionale della terza stagione di House of Cards

Siamo arrivati, tristemente, all’epilogo di questa terza stagione di House of cards. L’ho attesa per circa un anno e poi, in meno di un mese (maledetto Netflix che hai pubblicato tutte le puntate in un paio di giorni!) mi sono ritrovata in crisi da astinenza da serie televisiva. Invece di piangermi addosso e aggiornare ossessivamente la pagina Twitter ufficiale di House of cards, sperando che qualche anima pia si decida a pubblicare indiscrezioni sulla prossima serie, ho deciso di condividere con voi i punti salienti di questa terza stagione (dando per scontato che abbiate visto le prime due. Se non lo avete ancora fatto, FATELO!).

Diciamo, senza troppo girarci intorno, che questa stagione inizia proprio fiacca… molto fiacca. Le prime due puntate ti danno una sferzata di adrenalina: finalmente Claire e Frank sono alla Casa Bianca, Doug è vivo e lotta insieme a noi, Rachel è fuggita chissà dove e non si sa che fine abbia fatto… per farla breve, tanta carne al fuoco che ti fa ben sperare per le puntate future. E invece, purtroppo, ti ritrovi a seguire: Frank Underwood che litiga con il presidente russo Petrov (alias Putin), il Congresso che fa ostruzionismo alla politica interna del buon Frank, Claire Underwood che, inguainata in griffatissimi tubini, non ci capisce nulla di politica estera, Claire e Frank che affrontano una lagnosissima crisi matrimoniale e dopo si fanno gran sviolinate d’amore… insomma, una noia pazzesca! Unico barlume in questa triste landa desolata è Doug che, dopo essersi ripreso dall’incidente, nonostante faccia una cazzata dietro l’altra, riesce ad avere rapporti con l’altro sesso (cosa che in due serie non s’era mai vista: pareva un monaco benedettino), a riallacciare rapporti con il fratello, a trovarsi un altro lavoro e a uscire, in definitiva, dal sicuro cantuccio di personaggio secondario della serie. House of cards si trascina in questo modo per circa 8 puntate. Incominci, però, a chiederti se tutto ciò avrà, prima o poi, un senso visto che manca poco alla fine. Finalmente alla nona puntata, tutto inizia ad avere un aspetto più dinamico, ricordandoci, così, i vecchi fasti dell’Underwood deus ex machina. Le ultime puntate scorrono velocemente tra vari colpi di scena fino a culminare in un finale di stagione a dir poco esplosivo che ti lascia sgomento, sbigottito ed euforico per aver tenuto duro fino a quest’ultima puntata.

Armatevi, quindi, di pazienza, e godetevi la terza stagione di House of cards: ne vale assolutamente la pena!

p.s per rendervi più piacevoli le puntate fiacche vi anticipo un paio di momenti topici: Claire che fa sesso con Frank, ma lei sembra non accorgersene; russi che minacciano e baciano gente a caso, il cameo delle Pussy Riot e di Peter Cincotti, Remy che mostra la sua anima da nero del ghetto e minaccia un poliziotto (se di sottofondo alla scena ci fosse stata una canzone di Snoop Dogg, tutto sarebbe stato molto più bello), Doug che si stecca il braccio con un mestolo da cucina e del nastro isolante e Claire che fa il verso, in un bagno, a Sharon Stone in Basic Instinct.

ndr Recensione pubblicata su il Pollo Ermanno

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